Body Shaming, quando le parole feriscono più di un XXL

Share

Body shaming è quando, guardando il film Matilda 6 mitica, urlavi “brutta cicciona” alla signorina Trinciabue, anziché “brutta despota non eletta dal popolo e dai dubbi metodi pedagogici”. Ah! Chissà cosa penserebbero Montessori, Skinner, Bandura e Bloom! Di sicuro nessuno avrebbe considerato una buona insegnante la signorina Trinciabue. Ma quella donna meritava davvero di essere derisa per le forme del corpo poco aggraziate? Non meriterebbe anche lei un giusto processo nelle aule di un tribunale? Davvero vorremmo chiudere un caso di ripetute violenze su minori urlando “cicciona” ad una donna effettivamente in sovrappeso? Credo proprio di no.

Body shaming, non è solo quando insulti la cattiva di un film per bambini. È, ad esempio, quando scegli di screditare una delle più brave giornaliste italiane per la sua acconciatura. È quando tratti con modi sgarbati una persona che ti ha scritto in chat e non corrisponde ai tuoi canoni estetici. È body shaming anche quando ti senti in diritto di criticare una ragazza con l’hijab che, magari, è appena tornata a casa dopo 18 mesi di prigionia in mano ad un gruppo terroristico. Eh sì! È body shaming anche quello. Voi non state attaccando la sua criticabile scelta di andare a lavorare come cooperante, ma vi state accanendo contro il suo velo. Un po’ come quando non attaccate la signorina Trinciabue per i suoi metodi di insegnamento ma per il suo corpo.

Body Shaming, articolo scritto da Penna in Salsa Gaia, frame dal film Matilda, la terribile preside Signorina Trinciabue
Pam Ferris nel ruolo della signorina Trinciabue nel film Matilda 6 mitica.

Come abbiamo potuto notare dagli esempi, le vittime del body shaming sono principalmente donne, ma possiamo davvero affermare che gli uomini siano immuni da pregiudizi basati sul loro aspetto fisico? Parliamo di body shaming maschile.

Forse anche la tua sezione Esplora di IG avrà tanti ragazzi che incarnano gli ideali maschili di potenza e desiderabilità sessuale. Anche a ragazzi e uomini viene detto di impegnarsi a raggiungere uno standard fisico.

Un corpo non standard può essere giudicato trasandato, poco attraente. Il corpo in forma invece è collegato alle nozioni di salute, forza, resistenza, competitività e bellezza. Obiettivo: avere un corpo sano, muscoloso e maschile. Anche altezza, viso, capelli e abbigliamento contribuiscono al cliché.

Inseguire tale ideale ha rischi per salute? Da una parte c’è l’alterazione della percezione di sé, considerarsi troppo grossi o troppo poco, paura di non essere nello standard, insoddisfazione, vergogna, isolamento sociale, depressione, etc; dall’altra c’è l’ossessione per il controllo, esercizio eccessivo, alimentazione ossessiva, uso di steroidi, etc. Alcune volte ci sono entrambe.

Questo ideale porta inevitabilmente alla stigmatizzazione del diverso, giudicarmi autorizza inconsciamente a giudicare gli altri: body shaming.

Rompiamo questo circolo vizioso. Evitiamo tutto ciò! Promuoviamo un’idea di virilità come plurale e fatta da diverse identità maschili: celebriamo la variegata fisicità che non è l’identità dell’individuo, ma concorre a caratterizzarla insieme a etnia, stato socioeconomico, orientamento sessuale, cultura, educazione, etc.

Body Shaming, articolo scritto da Penna in Salsa Gaia, illustrazione di un ragazzo che si fa un selfie

Ma ora che abbiamo conosciuto meglio il nostro nemico, passiamo ai metodi per sconfiggere il body shaming!

Come dicono in Gomorra: “Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost”. Nostri i corpi, nostri anche gli insulti che ci fate, ci riprendiamo le parole offensive e umilianti che ci rivolgete per farle nostre, e voi non potete farci niente.

Il politicamente corretto non sta sempre dalla nostra parte, ha creato in alcune persone una sensibilità esagerata e moralista, aumentando solo l’odio e il potere di chi usa le parole per ferire. Le parole sono solo una catena di suoni, sono le cattive intenzioni di chi le usa a renderle offensive. Noi ce le riprendiamo, le svuotiamo del loro significato tossico, e ci buttiamo sopra una bella risata e polvere di glitter.

Se ti dicono che sei GRASS*, rispondi che sei il Gabibbo, Mario Adinolfi (No dai. Mario Adinolfi no!), un ciccia-bomba-cannoniere!

Se ti dicono che sei SECC*, rispondi che sei una silfide che viene dal Biafra!

Se ti dicono che sei PELAT*, rispondi che sei Casper, o che questa mattina non ti sei pettinat* o ti sei pettinat* con la riga troppo larga!

Se ti dicono che hai il CAZZETTO, rispondi che è come Denise Pipitone, non si trova da anni!

Se ti dicono che sei NAN*, rispondi che sei come Brunetta ma non hai la moglie hacker e volevi salire alla giostra del “chi te se incula?” ma ti hanno lasciato a terra!

Se ti dicono che hai le TETTINE, se sei donna rispondi che non dovrai mai spendere un euro per arricchire le fottute multinazionali dei reggiseni! Se invece fossi uomo, rispondi che le multinazionali dei reggiseni le vuoi arricchire.

Se ti dicono TETTONA, dì che ti hanno assunta alla Granarolo come vacca da latte. “È quello della Lola!”.

Se ti dicono CULON*, rispondi che il tuo culo è il centro di gravità permanente, che sei come Nicki Minaj o Lizzo!

A proposito di Lizzo! La formosa cantante è molto attiva sul tema. Ultimamente ha pubblicato un post sul suo canale Instagram riguardante proprio il body shaming. Seguite il suo consiglio. “Oggi focalizzati su una parte del tuo corpo che non ti piace e mostragli un po’ d’amore. Quando senti che l’odio verso di te inizia ad insinuarsi, ricordati che sei al 110% that bitch! Amati!”.

Body Shaming, articolo scritto da Penna in Salsa Gaia, illustrazione della Cantante Lizzo

Leggi gli articoli di Penne in Salsa Gaia : CLICCA QUI

Share
Etichettato , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *