Filtro antiporno, cis-etero maschi bianchi che spiegano cose

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Quando ho sentito parlare di filtro antiporno, il mio primo pensiero è stato quello di schizzarci su. Così, a sfregio! Però, ero in strada e non avevo portato la mia masturboperta di Peter Griffin, quindi, anziché segarmi ho cominciato ad informarmi su questo argomento. Alla fine dei giochi, anziché schizzare, ho scritto un articolo.

Voglio comunque rassicurare i lettori! Mi sono segato appena arrivato a casa. Non ricordo se su un video della MEN.com, o su una puntata di Otto e mezzo, in cui Lilli Gruber sputtana l’ex ministro dell’interno. Chissà!

Il filtro antiporno, ovviamente, è un’iniziativa di Simone Pillon, senatore noto per essere: simpatico come un orgasmo mancato, grande fan della drag queen Cristina Prenestina, rinomato catto-boomer e incompetente legislatore.

L’emendamento approvato, infatti, contiene un difetto di forma che lo rende in sostanza inapplicabile. Dal testo di legge si evince che il filtro sarebbe applicato dal gestore telefonico e disattivabile su richiesta, ma questo non è tecnicamente possibile. Infatti, i dati degli utenti non viaggiano in chiaro, ma vengono criptati, e il gestore telefonico non conosce i siti che visualizziamo, ma solo la quantità di dati che consumiamo. Per tale motivo nessun operatore può imporre un blocco selettivo. Per fare questa cosa occorrerebbe inserire un blocco nei device, come accade in Cina.

Ammesso che riescano a superare l’ostacolo tecnico, esiste comunque una soluzione! Potreste cominciare ad utilizzare i servizi di VPN, ovvero, dei software che prendono i vostri dati, come ad esempio l’indirizzo IP, e lo camuffano in modo da far sembrare che vi stiate collegando da un altro luogo. Tipo l’America, dove non esiste il filtro antiporno. Molti di voi avranno già usato questi servizi per usufruire delle promozioni del Netflix americano. Si sa, un pelo di fica tira più di un carro di buoi!

Potete stare tranquilli! Le vostre attività onanistiche sono in salvo!

Filtro antiporno, illustrazione, articolo scritto da Penne in Salsa Gaia

Ma parliamo un po’ del contesto culturale in cui è nato il filtro antiporno. In Italia, soprattutto tra la popolazione più anziana, esiste un forte imbarazzo verso il mondo della pornografia e più in generale del sesso. Questo poi, inevitabilmente, sfocia in una curiosità morbosa verso personaggi come Moana Pozzi che è stata fantasiosamente coinvolta in quasi tutti gli scandali degli anni 80. Oggi, questa generazione di analfabeti sessuali e digitali siede in parlamento, e si trova a scrivere leggi sulla pornografia online senza comprendere minimamente l’argomento e senza avere la più pallida idea di come funzioni il loro smartphone. Boomer allo sbaraglio.

A me hanno ricordato un po’ quei senatori americani che durante l’interrogatorio a Mark Zuckerberg, convinti di incalzare il giovane milionario, ponevamo con tracotanza “scomodissime” domande, del tipo: “ma da cosa guadagna Facebook?”. Probabilmente non avevano la più pallida idea di dove si trovassero e di come funzioni un social network!!!

Noi millennials, invece, con il porno di internet ci siamo cresciuti e sappiamo bene come contestualizzarlo. Sappiamo che il porno è finzione, è catarsi, è la messa in scena di ruoli e situation al solo scopo di provocare eccitamento sessuale. Nessuno si aspetta di fare sesso con il meccanico o la cassiera del supermercato. Al massimo ci speriamo. Nessuno si aspetta di fare certe performance acrobatiche o di pretenderle dal partner! Non abbiamo bisogno di un filtro antiporno che ci protegga o scoraggi alla visione! Per quello basta il catechismo cattolico! Noi cresciuti a pane e “send nudes” sappiamo perfettamente come distinguere la realtà dalla finzione.

Quello di cui avrebbero bisogno i più giovani, la generazione Z, invece, è una sana e robusta educazioni sessuale. Hanno bisogno di imparare come si usano gli anticoncezionali, come proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili, come interpretare la pornografia, come darsi piacere, e IL TEMA DEL CONSENSO!!!

Hanno bisogno di parlare di questi temi a casa, nelle scuole, e possibilmente con persone formate.

Sarebbe bello che qualcuno insegnasse ai più giovani quello che noi millennials abbiamo imparato andando per tentativi. Vorrei che un giovane ragazzo gay non scopra il sesso omosessuale tramite i porno, ma che qualcuno gli spieghi come funziona un rapporto anale. Vorrei che qualcuno spiegasse ad una giovane donna che anche lei può godere facendo sesso. Vorrei che qualcuno dicesse ai giovani trans, intersex, disabili, che anche loro possono avere una sana e soddisfacente vita sessuale, anche se non hanno corpi conformi alla maggioranza. Vorrei che si sdoganasse il feticismo.

Vorrei che i legislatori si dimostrassero più coraggiosi e non nascondessero la testa sotto la sabbia come gli struzzi, trincerandosi dietro leggi di stampo censorio.

Anche perché la testa sarà al sicuro, ma il culo è rimasto allo scoperto! Attenti! Che magari poi vi piace!

Filtro antiporno, illustrazione, articolo scritto da Penne in Salsa Gaia

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