Il Giardino – Un estratto da Configurazione Tundra di Elena G. Mirabelli

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È uscito oggi per TunuéConfigurazione Tundra”, esordio di Elena Giorgiana Mirabelli. Ne pubblichiamo un estratto su gentile concessione dell’editore

 

Lea ha i capelli raccolti e gli occhiali da vista. Le piace andare al
Giardino, seria e compita. Creare una frattura fra il ruolo e la sua
espressione estetica. Il Giardino, locale di Mr. Iulio, si trova in Piazza
di Tiresia, slargo creato al centro delle strutture residenziali, grandi
cubi color salmone. Lì al centro il cubo più basso dal colore più acceso,
il Giardino, fra le strutture associate al ▲. Il fuoco è legato alle case e
al luogo dedicato all’intrattenimento sessuale.

Lea ha i capelli raccolti e gli occhiali da vista. Gli stivaletti alla
caviglia dal tacco alto e il suo lungo cappotto nero. Nulla di eccessivo a
vederla. Ettore era accanto e stava pagando l’ingresso scegliendo i gettoni
prestazione.
«Hai scelto di guardare?»
«Sì.»
«Posso scegliere il mio, di gettone?»

Lo vedo.

Una mano sul fianco di lei ad accompagnarla verso la scelta del gettone
desiderato.
«Lo sai di chi è il locale?»
Lui annuisce.
«Perché allora siamo qui?»
Lui sbadiglia.
«Dovremo andare a Taiga o Mangrovia – le mani in tasca, la testa inclinata
a lato – siamo qui. Per me non c’è problema. Stasera ti guardo».

Illustrazione di Elena Rouame, per l'estratto di Configurazione Tundra di Elena G.Mirabelli
©Elena Rouame

La prima sala del Giardino è ampia, divani di pelle bianca, poltrone rosse,
pareti chiare, luci fluo acide. Diverse le forme di avvicinamento e
distribuzione nello spazio. Lea guarda le persone che si spostano verso gli
angoli, verso il bancone in fondo al corridoio che si apre sulla destra.
Una donna taglia in diagonale la stanza e ha gli occhi di Ettore addosso.
Ha una gonna che la fascia, i polpacci pieni, la schiena dritta. È esile.
Lea osserva un uomo davanti a sé. È l’unico seduto sul divano. Si tocca la
nuca, si sporge in avanti. È robusto e inquieto. Lea ha la sensazione di
trovarsi come di fronte a una danza fatta di microazioni, sguardi, passi,
gesti, segue le traiettorie altrui per trovare la giusta posizione. L’uomo
sul divano incrocia lo sguardo di Lea, Ettore lo nota. La mano calda sul
gomito e il cappotto di Lea finalmente la scopre. L’uomo si alza. Si
avvicina attirato da quello che appare un richiamo. Si allontanano in
silenzio dalla parte opposta al corridoio stretto, verso le vasche termali
e da qui verso le salette dove consegnare i gettoni.
«Prima il tuo.»
La voce di Lea ha un tono basso. Quando si eccita la gola risponde a una
grammatica fatta di senso di colpa e conflitto. Taglia le finali di netto,
e gode del languore che le sale dallo stomaco. Ettore sceglie la stanza blu
perché il letto è tondo e ha lenzuola lilla. L’uomo comincia a svestirla e
a baciarle il collo, Ettore è seduto di fronte a loro.
«Che gettone hai scelto?» chiede.
Lea lo guarda mentre da dietro l’uomo le strizza il seno e scende fra le
gambe.
«Che gettone hai scelto?» continua, mentre l’uomo, mano sulla schiena, la
spinge in avanti per prenderla.
«Prendile i polsi» ordina, mentre l’uomo esegue e Lea morde le labbra.

La vedo.

Le labbra sottili e le dita dell’uomo che si impigliano fra i capelli, i
polsi dietro la schiena. La saliva sulle labbra e gli occhi fissi su Ettore
che sta fermo e osserva. L’uomo decide per un ritmo che da lento acquista
vigore, perché cerca di immedesimarsi in quella donna e nel compagno di
lei. Se lui fosse al posto di chi guarda, vorrebbe lentezza per sentire
l’eccitazione aumentare. Perché l’immedesimazione passa per l’egomania:
credere che ciò che vuoi lo vogliano anche gli altri.
Ettore non si sfiora. Non si spoglia. Osserva senza eccitarsi fisicamente.
Sapeva quanto Ettore sapesse controllare il corpo e quanto riuscisse a
vivere il godimento attraverso la visione, per questo aveva deciso per il
gettone della “ripresa”.
Mr. Iulio li stava osservando, avrebbe reso quella performance un video
promozionale del Giardino. Aveva pagato per entrare nella comunicazione
ufficiale che sarebbe passata per i canali offline e online. La sua faccia
sarebbe stata ovunque.

Illustrazione di Elena Rouame, per l'estratto di Configurazione Tundra di Elena G.Mirabelli
©Elena Rouame

Elena Giorgiana Mirabelli
Elena Giorgiana Mirabelli  è nata a Cosenza. Laureata in Filosofia a Cosenza, ha un PhD palermitano in tasca e il Master Holden torinese nel cuore. Ha curato il testo “I Segni delle norme” (2009) per la Carocci, ha collaborato alla redazione de “La frontiera addosso” di Luca Rastello (2010) per la Laterza. Ha visto pubblicato suoi racconti su blog, antologie e riviste (RVM). È parte della redazione della Coessenza | casa editrice. Attualmente è redattrice e responsabile progetti di Arcadia book&service.

 

Elena Rouame
Elena, classe ’97, nasce a Lugo nel cuore della Romagna e impara molto presto ad apprezzare pizza e arte.
È attratta da tutto ciò che è colorato e sbrilluccica, ma anche dai buchi neri e la musica metal.
Dopo anni passati a studiare lingue straniere e commercio decide di prendere in mano la sua vita e, deludendo gran parte dei suoi professori, nel 2016 si iscrive alla facoltà di design.
Ad oggi studia all’ISIA di Faenza e si sta per laureare (incrociamo le dita) in product design con una tesi sui sex toys. Cosa vuole fare della sua vita non si è ancora capito veramente, ma avere la casa piena di cagnetti è sicuramente fra le sue priorità.
Contatti
Instagram: @__r.oum
facebook: Elena Rouame
behance: Elena Rouame

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