La decollatrice della Kalsa di Leda Gheriglio

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La decollatrice della Kalsa di Leda Gheriglio

Mi ha detto che partirai questa primavera, mi ha detto che tornerai nel tuo lontano paese, mi ha detto che laggiù tu hai una donna, la madre dei tuoi figli, tua moglie. Mi ha detto che l’amore conosce tante forme e quella che ho avuto io è la forma più sensuale e disonesta. Mi ha detto, che devo dimenticarti e che devo al più presto sposarmi con chi mi si piglia, per non disonorare la casa di mio padre. Lei è mia amica, lei sola conosce il nostro segreto, lei sola ha permesso che io potessi giacere con te. Io le credo, io tremo. Era al mercato a far la spesa e parlando con facchini che lavorano al porto ha scoperto che tu presto lascerai questa terra perdendoti nell’orizzonte del Mediterraneo, viaggiando lesto verso la tua famiglia. Tra due notti io ti rivedrò e nell’ombra, la vita tua prenderò.

La decollatrice della Kalsa di Leda Gheriglio, illustrata da Lydia Giordano
© Lydia Giordano

Odio, odio questa cosa perché sono costretta a sentirmi vigliacca e sono costretta a prendere atto del fatto che io sono contro natura e che sarò punita e costretta a perire perché, tuo malgrado, hai sempre fatto i conti con i sentimenti dell’essere padre e sei sempre stato vincolato a colei che è madre del tuo sangue. Che la vita non è come nei libri o nelle storie che mi raccontava mia madre. La vita è concreta ed è fatta di sangue. E io provo astio per il mio stesso sangue. E io detesto l’imperativo che la natura m’infligge adesso. Non posso accettarlo ma devo, come quando arriva la morte. Posso strepitare quanto voglio, tanto la morte non fa alcun dispetto, la morte non fa i dispetti, la morte arriva. Ho sempre accolto il tuo seme dentro di me attraverso l’esofago e il retto, come mi hai insegnato tu.
Mi hai lasciata vergine per rispettarmi, ma io adesso so che pensavi ai tuoi figli e al seme che germogliò dentro l’altra donna, quella che ti attende e che mai più ti vedrà. Io sono stata l’amore contenitore, l’amore di comodo, l’amore dall’altra parte del mare. Le tue mani scure verificavano il mio desiderio tra le gambe prima di affondare dentro di me negli altri buchi, quelli che tu preferisci usare. Tante volte ti ho implorato di prendermi, di squarciarmi, tanto è forte la mia brama; ma tu mi tenevi nella pena, usando come pretesto il mio onore. Ed entravi nel mio culo senza riguardo. La prima volta mi fece tanto male e strillai e piansi e tu, carezzandomi piano i capelli sudati e
stringendomi forte a te mi dicesti: “il culo ha bisogno dei suoi tempi, ma a me piace sfondarlo subito”. Accettai la tua prepotenza perché ti amo e ogni volta ero pronta alla penetrazione brutale e alla monta violenta, fin dal principio. Ogni tanto mi toccavi per sentire quanto fossi bagnata e soddisfatto di ciò che trovavi, ritraevi le dita rimettendomi ad incassare i colpi nel culo privandomi di quel contatto tanto desiderato. Ti preoccupavi sempre di rimuovere gli umori copiosi asciugandomi del tutto con un panno e io restavo buona con le palpitazioni e l’anima in pena. Adesso io so che questo era il tuo modo di tenermi in caldo, pronta al successivo assalto del tuo
appetito. Mi svegliavo con le tue mani forti che rigiravano i miei fianchi a tuo comodo, per riempire di nuovo del tuo seme le mie viscere già innaffiate. Non sempre, prima di andar via, prima dell’alba, mi masturbavi con distrazione e nel mio euforico stato quella mi pareva una grande attenzione. Mi commuovevo, mi dimenavo, godevo e ti amavo con gratitudine e devozione. Spasimavo in attesa delle altre notti. Ti sognavo mio adorato Moro, ogni giorno. Ti aspettavo ogni mattina per il discreto saluto dal balcone giù lungo la via. Tu passavi di là per guardarmi pochi attimi con gli occhi irrorati di sole, protesi verso il mio volto in ombra e poi ti disperdevi nella folla per non
destare sospetti. Mio padre non lasciava mai che uscissi sola, potevo non aver compagnia soltanto al mio balcone, con le mie piante. Lì ti conobbi amore mio, lontana dal controllo di mio padre.

La decollatrice della Kalsa di Leda Gheriglio, illustrata da Lydia Giordano
© Lydia Giordano

Ed è qui che sei rimasto, mio Moro, amore mi. Quel tuo volto grande, le tue labbra morbide, la tua mascella poderosa, e il naso, il naso che baciavo senza stanchezza fino a quando il sonno mi coglieva, innamorata, tra le tue braccia. Mio, mi hai dichiarato il tuo amore e io mi sono offerta a te senza accorgermi, ingenua, che tu stessi calpestando la mia dignità. La febbre sulla pelle io sento e li occhi chiusi tengo. Parlerò poco, il tormento non può esser detto perché prepotente e
ambasciatore del niente. Amore ma tu non partirai, tu qui con me resterai a rispettare la promessa fatta. Io non sposerò nessun uomo e illibata resterò, su questo balcone, con te. Le vedo guardarmi con invidia dalle altre terrazze, attraverso le ringhiere con i loro volti  abbronzati e i ghingheri a vista. Ammirano la tua testa, Moro, e invidiano me. Le mie piante sono belle, ma il basilico che è cresciuto nella tua testa imbalsamata è la pianta più rigogliosa di tutte, perché le mie lacrime la nutrono ogni giorno.

Mi ha detto che tutti in città invidiano il mio vaso, mi ha detto che tante ordinazioni di vasi in terracotta sono state fatte agli artigiani di Palermo. Ma lei sa che la mia testa è la più bella, lei lo pensa davvero, di lei io mi fido. Lei è la mia serva, lei mi ha aiutato, lei mi ha accudito nella cura di te. Lei veglia su di me e custodisce il nostro amore. Non sei mai più partito, soldato. La tua famiglia mai più ti rivedrà perché sei rimasto qui, ad onorare l’amore in balcone.

La decollatrice della Kalsa di Leda Gheriglio, illustrata da Lydia Giordano
© Lydia Giordano

Leda Gheriglio
Leda Gheriglio (Catania, 1987) ha scritto “Il clitoride càtaro” (eroscultura 2016) e “Uroboro” (ensemble 2019). Scrive, disegna, fa video e posa davanti a telefoni, macchine fotografiche e pennelli.

Contatti
Instagram: @ledagheriglio
Facebook: @leda.gheriglio

 

Lydia Giordano
Sono nata a Catania nell’ 83, ho 36 anni.
Sono diplomata come attrice al Centro Sperimentale di Cinematografia . Per avvicinare i personaggi li ho sempre disegnati. I copioni diventano quaderni con disegno .
Non ho mai frequentato scuole d’ arte , non ne conosco i termini, sono imprecisa , ma disegnare continua a permettermi incontri con le parole di scrittori viventi che amo oggi e resta il disegno di un amor

 

Contatti
Instagram: @8lydiagiordano8

 

La rubrica senza filtri è a cura di T-Squirt con la necessaria e preziosa collaborazione di Elena Giorgiana Mirabelli ,redattrice e responsabile progetti di Arcadia book&service.

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