La Santa – Erman Petrescu

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Lo Santa
una fiaba morale di Erman Petrescu

 

La portarono in processione alle dodici in punto.
Assisa su di un trono di velluto, avvolta in una ampia tunica tenuta ferma da spilli e corde dorate alla vita, la Santa, quella volta, era Maurizia, di anni 20, da tutti considerata l’unica vergine presente nell’isolato paese di L. Si diceva che Maurizia fosse riuscita a evitare gli assalti sessuali fin dalla tenera età dei 12: era sfuggita a suo fratello, che le mostrava, ogni notte il suo pene eretto; a suo padre, che a giorni alterni, la portava nei campi e, tra le alte protettive spighe di grano, si tirava fuori il pene molliccio dai calzoni scrollandoselo davanti alla giovane figlia. Senza contare gli zii e i cugini, ammirati dalla precocità delle sue forme in sviluppo.

Maurizia aveva resistito, fedele alla religione che le era stata inculcata da madre e nonna, avvertendola del pericolo in cui sarebbe incorsa a un certo punto della sua età. Le lunghe preghiere e le ore di meditazione, le avevano donato la fermezza d’animo necessaria a cristallizzare la sua sessualità, a crescere senza sviluppare gli odiosi bisogni fisiologici che l’avrebbero “gettata” nella comunità umana. Maurizia era destinata a essere diversa, era la mano del Signore a guidarla nella via della santità. Si diceva che Maurizia, già dai quindici anni, riuscisse a praticare i suoi bisogni fisiologici e a lavarsi senza mai guardare le sue parti intime. Di sicuro, non aveva mai avuto il menarca. Il suo seno si era ingrossato, i suoi fianchi allargati, ma dentro era fredda. La sua vagina non aveva mai provato l’umidità del piacere. Secondo gli anziani del paese, era questo il segno ultimo della redestinazione.
Come da tradizione, al fine di scongiurare anni di tragedie e carestie, bisognava mettere alla prova tutti quei segni, portando la giovane Maurizia nella processione in cui sarebbe stata provata la sua definitiva santità. 

A mezzogiorno in punto, la processione uscì dalla chiesa e si inoltrò nei vicoli. Il giro del paese durò poco, perché piccolo era il paese di L.

© Viola Gesmundo

Poi, nell’attesa generale, il trono della ragazza venne posto al centro della piazza. Nel silenzio, il sacerdote e il sindaco, come da prassi, le alzarono la tunica, scoprendole la parte inferiore del corpo. Un “OH” generale accolse la visione del pube immacolato di Maurizia. Una prova della sua santità era considerata l’assenza di alcuna peluria pubica. Subito vennero posti, in fila indiana, tutti i maschi del paese, per la prova più importante: il Cunnilinguo del Signore.
Così, infatti, era denominata la prova che avrebbe attestato il miracolo. Ogni maschio del paese avrebbe dovuto leccare i genitali della Santa, fino a farla inumidire. Se ciò non fosse successo, se cioè la sua vagina fosse rimasta secca come le aride terre di quel paese sotto il sole cocente, allora si sarebbero prospettati altri decenni di povertà e carestie. Maurizia, ritta sul trono, divise le labbra della sua vagina con indice e medio della sua mano destra, fissando l’orizzonte; l’altra mano, alzata, simboleggiava la Trinità Santa con pollice, indice e mignolo alzati.

© Viola Gesmundo

Cominciò la prova, con l’avvicinarsi dei primi uomini che erano proprio i suoi familiari. Ciò che non era successo negli ani passati, non cambiò neanche questa volta. E le leccate violente, inesperte di quegli uomini, non scalfivano gli umori racchiusi in quel pertugio santo. Si apprestarono, quindi, padre, fratello, cugini. Si avventarono su quelle carni delicate con la loro lingua rasposa, secca, e gli sembrava di leccare la corteccia di un pino. Così successe per gli altri uomini, dai più anziani ai più giovani. La vagina di Maurizia non lasciava esalare alcun umore. 

Si avvicinava la sera e la popolazione era rassegnata. Il miracolo non si sarebbe verificato neanche questa volta. Nelle menti dei poveri contadini già si affollavano immagini di estati torride, terre spaccata dall’aridità, fontane secche e animali sofferenti. Qualcuno già singhiozzava per la tristezza, quando, dal fondo della fila, si fece avanti una ragazzina, una fanciulla appena giunta allo sviluppo. Il suo nome era Carmelina e era conosciuta per la sua precoce facilità di costumi. Si lanciò di gran vigore verso la Santa, puntando al pube di Maurizia. Qualcuno tentò di afferrarla, ma la giovine era più svelta di una gazzella e arrivò a poggiare le sue labbra a quelle, piccole, di Maurizia. Con estrema delicatezza e pazienza, la lingua di Carmelina si avvicinò al sacro pube della donna sul trono, senza mai aggredirla, ma carezzandola, solleticandole, non dandosi mai per vinta.

Qualcuno già gridava allo scandalo (non era contemplato infatti nella tradizione che una femmina toccasse un’altra femmina nelle sue parti intime), ma, proprio quando anche questo sacrilegio sembrava non fosse riuscito, un ultimo raggio di sole illuminò il Miracolo: le grandi labbra di Maurizia avevano una patina che le faceva luccicare. Gli occhi di tutti si spalancarono, e Carmelina, entusiasta, affondò ancora di più. Ora leccava con più vigore, succhiava, infilava la punta del suo naso in quella vagina. Sentiva nascere nuovi odori, poteva vedere con precisione lo stillare di umori avvolgere la clitoride, ora ritta, indurita. Stanca ma felice, continuò fino a che dall’impassibile statua di freddezza che era Maurizia, si poté udire un lieve ma chiaro “OH” di piacere. 

Il miracolo era avvenuto. Carmelina era riuscita nell’impresa di tirar fuori dalla Santa una stilla di piacere.
Il paese era salvo.

Viola Gesmundo aka viola.g
Architetta ed illustratrice di origine foggiana, vive tra Torino e Rotterdam.
Nei 2017 nasce il suo alter ego VIOLA.G, una serie di illustrazioni a carattere erotico che indagano sulla sessualità.
Nel 2016 realizza un murale per la riqualificazione di un ex dazio ottocentesco a Torino ed ottiene una residenza d’artista con la Foundation B.a.d a Rotterdam conclusasi con una grande opera site-specific .
Nel 2017 le sue opere sono state esposte in varie mostre, presso il MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino, lo Studio De Bakkerij a Rotterdam ed il Museo Civico di Foggia con la personale DIORAMI 365+1.
Caratteristica del suo tratto è la linea nera che, intrecciata ad una ricerca sulle texture presenti nella città, delinea paesaggi e personaggi.
Viola crede che l’arte sia per tutti e vede la città come un’enorme tela senza fine spesso troppo cupa, i suoi ‘disegni felici’ hanno sempre un messaggio di carattere sociale improntato ad un grande senso di libertà.
Viola realizza performance, livepainting e laboratori con adulti e bambini.
Nel 2017 ha pubblicato con Matilda Editrice “Una Strada Per Rita”, libro sull’assenza della toponomastica femminile delle città.
Con le sue illustrazioni ha collaborato con We Transfer e con le riviste Drawing The Times ed Aspirina.

Contatti:
Instagram: instagram.com/viola.gesmundo_illustrations
Linkedin: linkedin.com\viola-gesmundo
Facebook: facebook.com/violagesmudo
Behance: behance.net/violagesmundo

Erman Petrescu 
Erman Petrescu è lo pseudonimo di Giovanni Canadè e viceversa. Scrivo racconti tristi sulla morte che trovate sparsi per la Rete e sono presente nell’antologia Nove strati di buio (Echos Edizioni). In più sto scrivendo per il fumetto. Lavoro nell’editoria digitale e sono fortemente sovrappeso. Non penso di essere una bella persona.

 

La rubrica senza filtri è a cura di T-Squirt con la necessaria e preziosa collaborazione di Elena Giorgiana Mirabelli , redattrice e responsabile progetti di Arcadia book&service.

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