L’apostolo di Armando Genco

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L’apostolo

un racconto scritto e illustrato da Armando Genco

 

“Da bravo, ora mettimelo nel culo.” Disse Corinne.
L’uomo dietro di lei non se lo fece ripetere due volte. Sfilò il cazzo dalla vagina di Corinne e glielo infilò nel culo. Prima però ci sputò sopra affinché la saliva facesse da lubrificante. Corinne gemette e gli occhi le si aprirono di scatto. Poteva sentire le vene di lui pulsare, sentiva le sue mani stringerle i fianchi per darsi la spinta. Più forte, sempre più forte. La schiena di lei era completamente madida di sudore, mentre lui gocciolava copiosamente dalla fronte.
“Continua. Più forte, più forte.” Urlava Corinne.
Poi, dal profondo, l’urlo gutturale di lui. Sentì i capelli tirare. Una morsa. Il vorticante insistere delle pulsazioni. Le sembrò di avere dietro un animale che era passato da vittorioso a morente.
Lei si liberò dalla presa e avanzando verso la testata del letto sfilò il cazzo di lui da dentro il suo culo e rimanendo a gattoni si voltò verso l’uomo che era in ginocchio al bordo del materasso. Ora Corinne aveva il cazzo di lui ad altezza viso. Lo afferrò con la mano destra e prese a sbatterselo in faccia: sulle guance, sulla fronte e sulle labbra. Poi aprì quest’ultime e fece uscire la lingua. Iniziò a leccare dalla base del pene, quasi dai testicoli, e risalì lungo tutto il corpo spongioso fino al glande. Girò in torno alla cappella e poi si ficcò il membro in bocca. Non del tutto: solo la parte apicale. Con la mano prese a fare una sega. Prima piano, poi sempre più forte. Sentiva l’uomo sopra di lei gemere ed emettere versi di piacere. Lui tentò più volte di prenderla per la nuca per spingerle il cazzo fin giù alla gola. Ma lei ogni volta gli spostava la mano, infastidita. I giochi doveva condurli lei e solo lei poteva dettarne le regole.
Vuoi godere? Lasciami fare. Dicevano implicitamente i suoi occhi.
“Sto venendo…” Disse l’uomo.
Corinne a quel punto sfilò via il cazzo dalla sua bocca e lo strinse forte in mano. Continuò a fare su e giù finché non vide il liquido bianco venir fuori e colare sul glande. Incuriosita, come fosse la prima volta. Dal basso guardò l’uomo allargare le spalle, prendere un sospiro di sollievo e, braccia aperte, rivolgere la testa al soffitto.
Il ramo dell’albero fuori dalla finestra gettava ombra sulla zanzariera facendola assomigliare ad una stampa giapponese. E come in una shunga lui era lì, cazzo all’aria, davanti a lei in ginocchio con i peli pubici che le si vedevano in controluce.
L’uomo, guardando Corinne negli occhi, si afferrò il cazzo e prese a pisciare. Mirò prima alla faccia, poi, scendendo verso il basso, raggiunse la gola e sotto di essa tra le clavicole, i grossi seni, la pancia e in fine la fica.
“Ti è piaciuto?” Chiese lei.
“Sì… Ma non vuoi mai che ti venga dentro, che sia la fica o il culo. Spiegami, perché?”
“Mi piace guardare… Mi eccita. È come per te pisciarmi addosso dopo avermi scopato.”

Erano in piedi sotto il triangolo di luce giallastro gettato dalla lampadina sul soffitto. Lui le afferrò la gola con la mano destra, tenendole la sinistra sul fianco a mo’ di morsa. Seguì una convulsa sequela di movimenti da parte dell’uomo: tentava di tenere a bada Corinne e penetrarla allo stesso tempo.
Durò pochi minuti. Le venne dentro.

Rimase a casa da sola sentendosi vuota come se le avessero strappato via gli organi. Restò sul divano con la tv accesa, unica luce nella stanza. Una luce di un blu piatto. Una luce senza gioia. Il rumore bianco della pubblicità in sottofondo si sposava con quello delle auto che passavano a poche centinaia di metri di distanza dal viale. Le fronde degli alberi erano scompigliate dal vento che faceva capolino dalla finestra aperta. Si iniziava a sentire freddo. Un freddo pungente. Corinne si alzò per andare a chiudere la finestra. Affacciandosi vide la luna pallida nel cielo buio. Sentì un fruscio e abbassando la testa vide nel suo giardino le lenzuola appese ai fili del bucato. Lenzuola bianche che risplendevano come onde sotto la luce bianca che veniva dall’alto. Uno scroscio continuo. Le si poteva sentire infrangersi a riva. Alzarsi come La grande onda di Kanagawa. Bianca e violenta.
Corinne corse in bagno a vomitare.

L'apostolo, il racconto erotico scritto e illustrato da Armando Genco per la nostra rubrica Senza Filtri
© Armando Genco

 

Armando Genco

Nato a: Noci (BA) nel 1992
Percorso formativo: Università di architettura.
Attualmente all’attivo come illustratore per la casa editrice: Prott Edizioni.
La mia arte nasce dalla passione per i fumetti, che tutt’ora realizzo. Ho pubblicato i miei primi lavori su alcune fanzine, blog e riviste con le quali collaboro. (Zebra, Pool magazine, Fanzinne, La Testata, FOMO).
Ho rivestito il ruolo di direttore artistico per l’associazione culturale Via Gluck.
Dal 2015 espongo i miei lavori in gallerie locali e festival culturali, nei quali vengo spesso chiamato per live painting e installazioni artistiche.
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Contatti
Instagram: @armandogenco_art
Email: a.ge.29@hotmail.it

 

La rubrica senza filtri è a cura di Queef Magazine con la necessaria e preziosa collaborazione di Elena Giorgiana Mirabelli ,redattrice e responsabile progetti di Arcadia book&service.

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