Nel giardino di Isadora Medina

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Nel giardino

di Isadora Medina

 

Mia era sola in casa per la prima volta da quando era successo il fatto. La schiena non le doleva più e aveva voglia di alzarsi e camminare nel giardino assolato che vedeva dal balcone della sua camera da letto. Viveva da sola con sua madre, che le dava mille cure e attenzioni. A volte erano anche troppe e stavolta era davvero felice che lei non ci fosse. Dopo il fatto avevano parlato molto, in verità era stata la madre a parlarle molto nei pomeriggi di quel giugno particolarmente afoso. Mia si limitava ad annuire e a guardare fuori dal suo letto mentre la madre, seduta su una sedia, ricamava e blaterava senza sosta di Dio, della misericordia, dell’anima e di chissà cos’altro. Bastava che Mia annuisse quando la madre, ogni tanto, alzava gli occhi dal ricamo e li volgeva verso di lei; bastava quello per convincerla che la figlia stesse ascoltando i suoi discorsi e per farla andare avanti per una buona mezz’ora.
Quel pomeriggio era andata al funerale del marito della signora Tadini, una vecchia amica che aveva perso il marito a causa di un cancro. “Ha sofferto così tanto”, diceva la madre prima di abbassare gli occhi.
Sapeva che ne avrebbe avuto per almeno due ore, se non di più, e la tentazione di andare fuori si faceva forte man mano che l’orario d’uscita della madre si avvicinava. Mia era a letto con la sua solita vestaglia bianca con i ricami a mano fatti dalla mamma. “Mi raccomando, cammina il meno che puoi, il dottore ha detto che devi stare a riposo”. E invece Mia aveva aspettato non più di tre minuti prima di alzarsi dal letto, scendere le scale che portavano nella veranda e uscire a piedi nudi nel sole di giugno. Il fatto di camminare scalza era un’ulteriore trasgressione alle raccomandazioni materne che le dava una gran soddisfazione. Camminava nel viale e intanto inalava con avidità i profumi dell’estate prossima ad arrivare, staccò qualche rametto di fotinia e se lo mise fra i capelli, adesso sciolti sulle spalle. Quando il sole glieli accarezzava poteva quasi sembrare bionda a chi non la conoscesse. Arrivò nel punto in cui aveva passato interi pomeriggi da bambina; giocava quasi sempre da sola, in alcuni casi con una cugina che abitava all’altra estremità del paese. Non aveva mai capito se fosse soltanto quel particolare a dissuadere le famiglie dal farle incontrare più spesso. Mia intanto si era seduta sull’erba e aveva chiuso gli occhi, cullata dal vento che stormiva fra quelle piante così familiari. Pensava a quello che le era accaduto, a come era stata ingenua e a quel peccato che tante volte le era baluginato nella testa e che alla fine non aveva avuto il coraggio di compiere. E poi quella fatalità, sembrava che l’avesse causata lei ma ciò non era possibile; eppure il senso di colpa rimaneva. “Ci vorrà qualche tempo”, si diceva. Col tempo sarebbe stata di certo meglio. Sentì qualcosa tra le foglie e aprì gli occhi. Alla vista del topo fece istintivamente per alzarsi, ma poi trattenne il movimento e restò seduta in attesa di non si sa cosa. Era un piccolo topolino di campagna che si aggirava fra gli ibiscus e il muretto di contenimento. Era il primo essere animato oltre alla madre che vedeva da più di un mese a questa parte; questo pensiero gli mise una strana felicità nel corpo. Sì, proprio nel corpo, perché erano parecchi mesi che non si sentiva così bene, così in forze. E anche il suo corpo reagì e quella condizione di rinnovata vigoria. Si appoggiò con la schiena al vecchio sorbo e iniziò a inspirare profondamente; chiuse gli occhi e inseguì mentalmente i movimenti del topolino intorno agli ibiscus. Mia prese un piccolo rametto di sorbo da terra e abbandonò la testa all’indietro, qualcosa dentro le si stava risvegliando all’improvviso. Alzò la camicia da notte fino al basso ventre e iniziò ad accarezzarsi l’interno delle cosce col rametto che aveva raccolto, sussultando di quando in quando per il solletico e per il piacere. Poi scostò le mutandine bianche da un lato con la mano sinistra e iniziò a sentire il soffice del suo pelo riccioluto sotto le dita. Intanto i topi squittivano, dovevano essere arrivati degli amici nel frattempo.

Mise le dita della mano destra sopra la fica e spinse leggermente per sentire la pressione del clitoride inturgidito sulle falangi. Ogni tanto metteva dentro un paio di dita per sentire il rumore di uno sciabordio che aveva quasi del tutto dimenticato.
Il tramestio fra le fronde aumentava e questo contribuiva ad aumentare la sua eccitazione. Adesso aveva la gamba destra più larga e spingeva con il piede nudo su un gracile tronchetto di ibiscus che sentiva piegarsi elasticamente sotto la sua pressione. Sentì qualcosa sfiorarle il piede destro, mentre con una mano si accarezzava un seno e con l’altra sfregava la sua fica rosa e spalancata. Adesso il topino le camminava sulla gamba, ciò le dava dei brividi più intensi; cresceva anche l’intensità dei movimenti delle sue dita dentro di lei. Lo sentì sulle cosce e d’istinto ritirò la mano. Adesso era proprio lì, sentiva le zampine sopra le grandi labbra e il musetto strofinarsi contro le piccole labbra. Adesso le stava mordicchiando! Era
tutta tesa e ansimante quando il topino spinse con più forza per entrare, facendola bagnare fino allo spasimo. I morsi si fecero più forti e lo sentì entrare completamente dentro. L’orgasmo e la morte per dissanguamento furono pressappoco una cosa sola.

Disegno realizzato da Kryon dal futuro , per la nostra rubrica Senza Filtri
© Kryon dal futuro

 

Isadora Medina
Isadora Medina (Madrid, 1990). Figlia di un diplomatico spagnolo, ha vissuto un’infanzia e un’adolescenza divisa fra Amsterdam, Bruxelles e Parigi. Ha compiuto gli studi universitari a Roma, laureandosi nel 2015 in Filosofia presso l’Università La Sapienza. Attualmente sta terminando di scrivere il suo primo romanzo.

 

Kryon dal futuro
Andrea, 30 anni da Treviso
Dopo aver provato molte probabili ed improbabili strade, tra cui l’accademia di belle arti, lasciata dopo due anni per non aver capito bene cosa ci facevo li, ora posso finalmente dire di non aver trovato la mia strada.
Nel frattempo però disegno scenette di vita reale trasformandone i valori, cioè? Sdrammatizzo.

Contatti
Instagram: @kryon_dal_futuro

 

La rubrica senza filtri è a cura di T-Squirt con la necessaria e preziosa collaborazione di Elena Giorgiana Mirabelli ,redattrice e responsabile progetti di Arcadia book&service.

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