Non solo un volto, storie di diversità dalla Calabria

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Ho visto il documentario “Non solo un volto” circa due mesi fa, nel giardino di Largo Venue, durante un evento organizzato dalla crew di Latte Fresco, in questa strana estate italiana.

È stata una bella serata, avevo appena mangiato una buonissima pizza e una porzione di olive ascolane, sorseggiavo un ottimo spritz, erano le 9 di sera, finalmente si stava freschi, ed avevo appena scoperto questo piccolo capolavoro e le straordinarie vite dei sette protagonisti. Perché straordinarie? Non ve lo dico! Andate a vedere il video su YouTube! Posso solo anticiparvi che, se siete cresciuti nella provincia italiana, lontani dai grandi centri metropolitani, sicuramente vi riconoscerete nei protagonisti.

Prima di tutto voglio fare i complimenti ai ragazzi che hanno lavorato a questo progetto. È impossibile non innamorarsi delle riprese sulla deserta città di Cosenza, ma il vero capolavoro è l’atmosfera intimistica e sobria con cui i soggetti si sono raccontati, senza mai scadere nella curiosità morbosa.

 

Il documentario inizia con il racconto dei luoghi della città, Piazza Amendola, la Casa delle Culture, il quartiere della Massa, la centralissima via Arabia, Villa Vecchia, spazzi di Cosenza dove si svolge la vita quotidiana e dove corpi, identità, generi, ruoli ed orientamenti non conformi entrano in scena in una commedia scritta per altri. Una commedia a misura di attori cisgender ed eterosessuali. Una commedia che non accetta di rappresentarci, salvo per qualche comparsata nelle ore notturne.

I protagonisti di questa storia sono Raffaella ed Eugenia, Kecco, Federico, Davide e Luigi, Lavinia. Sette storie di accettazione, di coraggio, ma soprattutto di lotta, lotta per “uscire dall’armadio”, lotta contro i pregiudizi della società cis-etero-patriarcale e lotta contro i pregiudizi della stessa comunità queer. Comunità che spesso non ama chi si espone, chi è evidentemente diverso, perché la sua diversità mette in evidenza quella di tutti gli altri. Quella diversità con cui alcune persone non voglio o possono confrontarsi.

Essere evidentemente diversi, sovraesporsi, alla faccia del minority stress, da un lato ti fortifica e protegge, come ci racconta Kecco, ma dall’altro, mette alla prova tutte le persone che ti stanno vicino, come ci racconta Lavinia. Non è una scelta facile, e neanche alla portata di tutti, però, è il primo passo per cambiare la società. Federico non crede nelle rivoluzioni ma piuttosto in “un’azione sedimentale che gradatamente consente di cambiare le cose”.

 

“Si dice sempre che la salita è molto ripida, ma quando si arriva in superficie il panorama è bellissimo”, e posso assicurarvi che alla fine del documentario i nostri protagonisti la superficie l’hanno davvero raggiunta, ed il panorama sulla città di Cosenza è stato bellissimo!

 

Non solo un volto, torie di diversità dalla Calabria, lgbtqi Cosenza

A corredo della recensione del documentario vi lasciamo anche l’intervista fatta da Penne in Salsa Gaia a Carla, coautrice del documentario:

Ciao Carla, molti ti conosceranno su Instagram come Vrinzula, sei una delle autrici del documentario “Non solo un volto”. Ti va di raccontarci come è nata l’idea di questo progetto? Mi sembra di intuire che sia stato realizzato durante il lockdown, giusto?

Il documentario è nato subito dopo il lockdown da un’idea di Mario Gallo che ne ha tracciato le fondamenta assieme ad Alessandra Pulzella. Io sono subentrata subito dopo quando si sceglievano i protagonisti. Sono un’attivista LGBTQIA+ da più di 20 anni e da giornalista mi sono spesso occupata di questioni di genere, conosco molto bene la comunità cosentina (avendo partecipato attivamente alla realizzazione del Calabria Pride prima e del Cosenza Pride dopo) e penso che il mio modesto contributo al reportage, di cui già erano state gettate le linee, sia stata fondamentalmente la mia esperienza.

Ci sarà una seconda parte? Ti piacerebbe approfondire le storie dei sette protagonisti originali o porteresti nuove testimonianze di diversità e di attivismo dalla Calabria?

Al momento non so se ci sarà una seconda parte ma sarebbe interessante. La città ha risposto con grande entusiasmo ed il nostro lavoro inizia a suscitare interesse anche fuori dalle mura.

Quando rivedo il video a tratti mi sembra la puntata pilota di un reality e la mia parte perversa talvolta mi porta a fantasticare in questa direzione. C’è da dire, però, che Cosenza è culla di tante altre storie che meriterebbero attenzione. Chi lo sa…

I sette protagonisti vivono a Cosenza e raccontano una delle realtà del sud Italia. Tu credi che la situazione sia diversa nel resto delle province italiane?

Prima di rispondere è d’obbligo una premessa: i protagonisti del video rappresentano loro stessi e basta. Non sono stati scelti in qualità di prototipi. Detto questo, probabilmente la somma dei racconti, la storia nel suo insieme, pur parlando cosentino, mostra uno spaccato della provincia. Nelle piccole città, a prescindere che si tratti di Nord o Sud, più che le persone sono le dinamiche ad assomigliarsi.

“È strano, noi ce ne stiamo qui incuranti a prendercela con quella orrenda fogna che è la grande città. Ma in un suo strano modo è proprio lei che ci protegge”. Questa è una citazione tratta da Priscilla, la regina del deserto. Credi davvero che ci sia una grande differenza tra la città e la provincia?

Non sono le città ad essere differenti, differenti siamo noi che lontani da Itaca (e dalle sue pressioni) ci sentiamo più liberi e come tali agiamo. Esiste però uno zoccolo duro di resistenza che per vivere da “eroe” non ha bisogno di lasciare “la terra del sole”.

Grazie Carla per esserti prestata ad una intervista in Salsa Gaia, noi restiamo in attesa di sapere se ci sarà una seconda parte! Intanto invitiamo tutti i lettori di questo articolo a seguirvi su YouTube e Instagram e ovviamente a guardare il documentario “Non solo un volto”!

Leggi gli articoli di Penne in Salsa Gaia : CLICCA QUI

 

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