Tits’ n’ Tales, intervista a Silvia Pellegrino e Simona De Leo

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“Mentre fuori la pandemia immobilizza il mondo, dentro una vecchia casa in pendenza, senza balcone né cortile, due amiche, una scrittrice e un’illustratrice, entrambe migranti nella Londra post-Brexit, si interrogano sul presente. Tutte e due sentono più che mai l’urgenza di creare una rete, una comunità in grado di unire arte, creatività, sostegno, responsabilità e una buona dose di ribellione.
NON POSSIAMO RIMANERE IN SILENZIO
NON POSSIAMO LASCIARE CHE LE PERSONE CONTINUINO A SENTIRSI SOLE
NON POSSIAMO LASCIARE CHE LE NOSTRE IDEE SI PERDANO IN MISTERIOSI
ALGORITMI E CAPEZZOLI CENSURATI”

Tits‘ n’ Tales è un progetto creativo nato grazie all’intuizione di Silvia Pellegrino e Simona De Leo a Giugno di quest’anno.
Su Tits ‘n’ Tales si leggono storie di violenza, discriminazione, amore, sessualità, crescita,
repressione, vita e morte raccontate liberamente. Vuole dunque essere un (non)spazio culturale ed artistico dove si lavora in sinergia per creare contenuti di qualità ma anche un (non)luogo di solidarietà, di ascolto e di denuncia sociale.
Ma per addentrarci, pienamente, nel mondo Tits’ n’ Tales abbiamo deciso (e avuto la fortuna) di intervistare le due ideatrici, Silvia e Simona. Un’intervista ricchissima di spunti interessanti e di riflessioni non solo su Tits’ n’ Tales, ma sulla società e alcune problematiche ataviche che si porta dietro.

Vi segnaliamo inoltre che è possibile supportare Tits’ n’ Tales donando qualsiasi somma ritenete opportuno (CLICCA QUI per supportare il progetto con una donazione o acquistando il loro fantastico merchandise). Supportiamo le realtà indipendenti, libere, positive e propositive come questa. Ma ora spazio a Silvia e Simona, siamo certi che vi innamorerete anche voi di questo fantastico progetto.
Buona lettura.

 

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Ciao ragazze, è un piacere per noi potervi intervistare e far conoscere il vostro interessante progetto: Tits’ n’ Tales. Come e quando nasce il progetto?
Silvia. Diciamo che considerando l’accezione più ampia della parola ‘progetto’, Tits’ n’ Tales è nato quando siamo nate Simona ed io come amiche, conviventi e complici consapevoli delle nostre passioni e della voglia di esprimerle e condividerle con responsabilità. Ci siamo messe nel nostro micro-salotto, durante il secondo lockdown a fare brainstorming, ideare la mission, il logo, a dare insomma, un carattere più definito al progetto. Più pragmaticamente, abbiamo lanciato Tits’ n’ Tales a fine giugno 2021.
Simona. Sì, perché il progetto che avevamo in mente ha preso forma lentamente, mutando di continuo fino a quando siamo riuscite a vederne la nitidezza dei colori e la densità dei suoi valori. Non senza problemi o battute d’arresto, ma ce l’abbiamo fatta. Ora siamo in un’altra fase, successiva alla creazione, altrettanto complessa.

 

Come mai avete scelto proprio Tits’ n’ Tales come nome?
Silvia. Per il nome siamo partite un po’ incazzate dall’insensata censura di molti social che vedono i capezzoli delle donne come il male assoluto. E proprio i capezzoli, intesi come una metonimia, si riallacciano al discorso più ampio e contrario della mercificazione del corpo femminile attraverso media differenti. Quindi, da un lato o si censurano le tette (ed in generale il corpo femminile) o le si oggettivizza come merce desiderabile. Noi le abbiamo volute liberare (le tette ma anche i corpi) sia dal peso della censura che da quello della mercificazione, dandogli pure ‘parola’.
Simona. E poi ricordo anche che durante le varie elucubrazioni mentali, il nome Tits ‘n’ Tales si è reso manifesto come una bella epifania, davanti a due pinte del Betsey Trotwood a Farrington, ed è stato subito amore. In realtà in lizza c’era anche ‘The Octopussy’s Diary’ ma abbiamo deciso che quello sarebbe stato il titolo del nostro masterpiece cinematografico.

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Nella home del sito leggiamo nel menù delle macro aeree queste voci: donne, LGBTQ, salute mentale, società, migranti e ambiente. Cosa vi ha spinto a scegliere questi temi e tra questi ce n’è qualcuno che vi sta particolarmente a cuore?
Silvia. Sono tematiche che vanno diffuse, dibattute, condivise e fatte circolare il più possibile perché di particolare urgenza. Anche e soprattutto in Italia dove, dai canali mediatici mainstream alla politica, fino al sistema scolastico c’è ancora tanta strada da fare in tema di diritti civili. Prendiamo le nuove generazioni, per esempio: se da un lato sono più recettive a certe tematiche, dall’altro non posseggono molti strumenti né chiavi di lettura per crearsi un’opinione ed essere consapevoli delle proprie scelte. Ricordo durante la mia breve parentesi di rientro in Italia, dove trovai lavoro in diversi licei e istituti scolastici come insegnante, una cosa che mi piaceva molto fare era lanciare il dibattito riguardante i diritti e i doveri degli studenti e delle studentesse. Ebbene ciò che ho riscontrato in tutte le scuole superiori è stata l’esigenza fortissima da parte loro nell’avere un supporto psicologico, in particolare legato alla sfera sessuale, spesso del tutto assente.
Simona. Così come appunto pure la politica ha le sue responsabilità. Divulgare storie come quella di Luca, nato e cresciuto in Italia da genitori capoverdiani, italiano senza cittadinanza, e di fatto, apolide a casa sua; o quella di Kyros, donna trans che è stata prima rinchiusa in manicomio e poi abbandonata dalla famiglia e dallo stato, sono ispirate a fatti realmente accaduti, come tutti i nostri racconti. E proprio il venire a conoscenza di queste situazioni ci ha spinte a diffondere e a parlarne. Uniamo sì i due linguaggi della scrittura e dell’illustrazione ma per raccontare ciò che ci accade intorno tutti i giorni che non vogliamo vedere, o che facciamo finta di non vedere.

 

Come scegliete i contenuti ospitati sul vostro sito? I racconti sono già illustrati oppure collaborate con illustratori e illustratrici? In sintesi, come si svolge la submissions?
Silvia. Siamo partite dalle mie storie, alcune molto intime, e poi, per passaparola, abbiamo diffuso la nostra mission di voler creare uno spazio di racconti corali basati su esperienze di vita reale. Sono state le lettrici ei lettori a dirci cosa scrivere, a raccontare di loro. La prima è stata la storia di Mena, scritta dopo aver ricevuto un’email anonima dove leggemmo ‘’Ciao, mi piacerebbe voi parlaste di quanto sia difficile occuparsi di un genitore che soffre di demenza senile che non si ricorda più di sua figlia’’. Poche righe che ci hanno fatto tanto riflettere, esplorare e documentare. Poi finalmente abbiamo fatto il passo più importante: cercare le nostre collaboratrici ed i nostri collaboratori, offrendo loro uno spazio dove condividere liberamente le loro idee e diffonderle.
Simona. Per quanto riguarda le submissions, ne abbiamo ricevute molte sia da writers che da illustrators da tutto il mondo. Basta andare sul nostro sito e compilare il form o mandare un’email a titsntales@gmail.com. Ciò che facciamo io e Silvia è poi trovare la combinazione perfetta tra writer e illustrator. Così si compie la magia!

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In che modo l’arte può far crescere nelle persone la consapevolezza sull’importanza degli argomenti che trattate sul vostro sito?
Silvia. Come ha sempre fatto perché insito nella sua natura. Guardiamo al Rinascimento italiano per esempio: è cresciuto tra guerre, carestie ed epidemie e da lì ha restituito nuova spinta creatrice in risposta alla devastazione. Durante la pandemia, che ha rappresentato e rappresenta una fase decisamente drammatica del nostro tempo, sono cambiati i paradigmi del sistema economico, sociale e culturale mondiale. Ci siamo spesso sentiti più soli e abbandonati che mai. In alcuni casi, oltre al male causato dal virus stesso, alcune situazioni di disagio si sono ingigantite in spazi microscopici, angusti, soffocanti.
In questo contesto, la condivisione di una storia intima e la sua reinterpretazione artistica attraverso l’uso della parola e dell’immagine la rendono universale ed in grado di parlare a e a nome di tutt*. Almeno questo è quello a cui ambiamo: condivisione, ascolto ed educazione veicolati dall’arte. Contribuire, nel nostro piccolo, ad una rinascita e ad una presa di coscienza collettiva, volte al cambiamento.
Simona. Poi come dicevamo prima, in Italia ma non solo, c’è una voragine di scarsa informazione che in qualche maniera va colmata. Ci abbiamo riflettuto molto su come intervenire. Entrambe abbiamo amici che sono stati discriminati per ciò che sono, vittime di razzismo, omofobia, ecc. Se non si rieduca un paese, una comunità, un insieme di persone a guardare verso un’altra direzione, si rischia non solo di non crescere umanamente, intellettualmente, socialmente e civilmente ma addirittura di regredire. I nostri racconti prendono dai 3 ai 10 minuti massimo di lettura (quindi non richiedono troppo tempo), scritti da autrici ed autori bravissimi ed illustrati altrettanto magistralmente. Sono un piacere per gli occhi e per la mente. Una piccola fiammella in questo buio che fa davvero paura.

 

Come voi stesse mi avete raccontato, il vostro vuole essere anche “un (non)luogo di solidarietà, di ascolto e di denuncia sociale”. In che modo?
Silvia. Accogliendo storie ed esperienze di cui non se ne sa nulla, raccontandole attraverso l’arte, senza alterare la loro autenticità. Non vogliamo edulcorare la realtà né parlare per stereotipi come se stessimo seguendo un prontuario dei temi attuali più irrisolti, rigurgitando poi delle macchiette. Dietro ad ogni racconto e alle relative illustrazioni ci sono ricerca, interviste, sondaggi, studio, tempo e passione. E’ lì investiamo perché crediamo nel progetto. E poi c’è l’altro lato del (non)luogo che è il suo essere anche una comunità di artiste ed artisti che entrano in contatto tra di loro, creando degli unica tra parole ed immagini, davvero preziose. E’ grazie a loro che Tits’n’ Tales ha preso forma. Vorrei spendere anche delle parole di ringraziamento per Daniela Ronca, la prima scrittrice che abbiamo ospitato e che è diventata coinquilina stabile nella nostra casa di Tits ‘n’ Tales, sempre pronta ad aiutarci in tutti i modi possibili; e poi il mitico Robert Goldie, correttore di bozze ma non solo: fonte d’ispirazione, uomo di grande cultura, ballerino, amante della buona musica ed enciclopedia vivente!
Simona. Sì, Robert è stato il primo a credere in noi e nel nostro progetto, rispondendo ai nostri dubbi e richieste in qualsiasi ora del giorno e della notte, bless him! In ogni caso, oltre a denunciare e divulgare situazioni tipo quella di Luca e come lui, di tanti ragazzi e ragazze di seconde generazioni, ci ritroviamo anche a parlare di tematiche sulle quali c’è ancora tanto scetticismo, facendo ricerca e divulgando ciò che abbiamo imparato, spesso con l’aiuto di professioniste. Come è stato per esempio per il racconto di Rosaria sul parto in casa. Ci siamo servite dell’aiuto illuminante di Maria Sorianello, un’ostetrica libera professionista che ci ha fornito delle informazioni importanti riguardanti il parto extra-ospedaliero (in case maternità o in casa) di cui se ne sa ancora molto poco. Pur non occupandosi in maniera diretta di questo aspetto, ci ha spiegato le alternative possibili che una donna ha nel vivere l’esperienza del parto, ed in più delle nozioni importanti sull’allattamento, il babywearing, cura e cultura del perineo, ecc.

 

Il vostro è un progetto autofinanziato e che sopravvive grazie alle donazioni. Quanto è difficile portare avanti un progetto come il vostro e qual è il modo per supportarvi ed effettuare una donazione?
Silvia. Portare avanti il progetto non è affatto facile. Entrambe lavoriamo full time e gestire il nostro tempo per aggiornare il sito, occuparci delle nostre collaboratrici e collaboratori, aggiornare ed elaborare contenuti per le pagine social, fare ricerca, ecc. è un impegno che vorremmo poter avere in maniera stabile e continuativa ma molto spesso è difficile far conciliare tutto. Le risorse in termini economici si basano sui soldi che investiamo noi e le donazioni che ci arrivano ogni mese, reinvestite per pagare collaboratrici e collaboratori, e nel progetto stesso. Ogni mese però non è mai uguale ad un altro: possiamo ricevere cinquanta sterline come zero. Se poi ci mettiamo in mezzo le vie misteriose degli algoritmi attraverso cui ‘’l’esposizione’’ sui social viaggia, stiamo appresso ad una bussola impazzita!
Simona. Confermo, purtroppo non abbiamo la possibilità di dedicarci al 100% al progetto come vorremmo, perché entrambe abbiamo un lavoro a tempo pieno. Le donazioni per noi sono fondamentali in quanto, al momento, sono la nostra unica risorsa. Stiamo lavorando il più possibile per produrre calendari e marchandise da vendere di modo da avere una seconda entrata insieme alle donazioni. Tutto verrà reinvestito per pagare il prezioso lavoro dei nostri collaboratori e a migliorare sempre di più il progetto. Tramite il seguente link PayPal (CLICCA QUI) si può donare direttamente al progetto. Ogni piccolo aiuto per noi è prezioso.

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Nel futuro prossimo ci saranno novità riguardanti Tits’n e Tales? Nuovi temi da trattare o altro?
Silvia. Di novità ce ne saranno tante, sia al livello di contenuti che di iniziative e stiamo lavorando per concretizzare le nostre idee, ma non vorrei sbilanciarmi troppo. Posso solo dire che ci saranno delle nuove sezioni sul nostro sito con funzioni diverse, dedicate alla nostra comunità. Sarà una sorpresa!
Simona. Esatto, il sito sarà ricco di nuovi contenuti, sezioni e collaborazioni. Teniamo le dita incrociate che tutto vada come lo abbiamo immaginato.

 

Parliamo un po’ di voi. Silvia, quando ti sei appassionata alla scrittura?
Allora, io provengo da una famiglia matriarcale composta da donne incredibili. Durante i pomeriggi della mia infanzia, passati a casa di nonna, si susseguivano delle vere performance tragicomiche che spaziavano dalla stand-up comedy alla lettura di poesie, intonazione di vecchie canzoni e recite di detti popolari. In questo scenario, chi davvero mi ha introdotta alla lettura e alla scrittura è stata mia zia Annamaria. E’ stata lei a comprarmi i primi libri sui miti greci e a correggere i miei primi scritti. Poi, crescendo, la mia passione per la letteratura si è unita a quella del cinema: ho studiato prima comunicazione e poi critica cinematografica, ritrovandomi a scrivere per diverse testate e magazine come Sentieri Selvaggi e La Repubblica, sia recensioni che approfondimenti legati appunto al mondo del cinema. Ultimamente poi ho realizzato in collaborazione con il regista Andrea Casella e la crew di Studio Capta, il mio primo cortometraggio “The molluscs revenge”. Si tratta di video-poesia, che rappresenta per me un contenitore-contenuto e strumento di analisi-interpretativa in grado di reificare diverse sensibilità artistiche, trasformandole in immagini poetiche.

 

Simona, tu sei un illustratrice freelance, quando nasce in te la passione per il disegno?
Un po’ come per Silvia, anche per me la famiglia è stata molto importante nella scelta della mia carriera. Mia madre dipingeva, così come tutti i miei zii fanno tutt’ora. Quindi diciamo che dall’età di cinque anni ho iniziato a giocare con i pennelli ed i colori ad olio di mia madre invece che con i giocattoli. Ho iniziato il mio percorso frequentando il liceo artistico, per poi proseguire con l’Accademia di Belle Arti di Bologna e successivamente un Master a Londra. Qui ho iniziato a lavorare professionalmente come illustratrice freelance ed a collaborare con vari clienti internazionali, tra cui Oxford University Press, Pearson Education ed il Corriere della Sera. Tra le varie commissioni porto sempre avanti dei miei progetti personali, ad esempio un libro illustrato per bambini che ho autoprodotto tramite una campagna Kickstarter. Nel tempo libero insegno illustrazione sulla piattaforma globale di e-learning Skillshare e sono tutor durante ‘painting events’ qui a Londra.

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Cosa vi ha spinto a trasferirvi a Londra?
Silvia. Ah beh, bella domanda. Io sono una vera schiappa a riassumere, essendo io la regina delle digressioni, però ci provo. Sono partita in UK con l’idea di starci tre mesi. Mi lasciavo alle spalle una relazione e convivenza fallimentari, lavoro precario, depressione e la botta finale è stata la scomparsa della mia vicina di casa al Pigneto. Una signora, un’amica dal cuore d’oro. Insomma stavo un po’ a pezzi. Sono andata da mio fratello, già residente in UK, ho lavorato come cameriera (imbranatissima) e come assistente museale in una cittadina dell’Est Sussex per nove mesi. Poi mi sono trasferita a Londra, raggiungendo il mio migliore amico. Nella prima casa, che sembrava una barca tutta storta ed in pendenza, ci vivevamo in undici persone. Fare la vita dell’immigrata è stato, ed è ancora, faticoso ed illuminante. Mi offre spunti di riflessione che probabilmente non avrei mai avuto se fossi rimasta in Italia.
Simona. Londra per me è stata come una medicina durante un brutto periodo della mia vita. Un po’ come se fosse stata lei a scegliere me, mi sono improvvisamente ritrovata con un biglietto di sola andata.
Pochi giorni prima della mia laurea triennale persi mia madre dopo una lunga malattia, così qualche mese dopo, quando si presentò l’occasione di Londra, la presi al volo, spinta dal bisogno di voler cambiare luoghi e vita. Arrivata a Londra è stato amore a prima vista, e anche se non è stato facile, mi ha aiutato a riprendere la mia vita in mano.

 

Riguardo i temi trattati da Tits’ n’ Tales, quindi: donne, LGBTQ, salute mentale, società, migranti e ambiente, trovate differenze e analogie tra la società inglese e quella italiana?
Silvia. Guarda, ciò che ti posso dire si basa in buona parte sulla mia esperienza personale e su quello che so del paese nel quale ho deciso di vivere. Qui in Inghilterra, nell’ambito lavorativo ma non solo, ho sempre trovato estrema cura ed attenzione nella valorizzazione della diversità e nella lotta contro la discriminazione, saldamente sorrette dall’Equality Act del 2010. Se penso all’Italia, e nella fattispecie ai commenti impietosi e raccapriccianti pronunciati da senatrici e senatori che sono andati contro il DDl Zan, tipo quello avvolto da ‘’divina luce’’ pronunciato dalla senatrice della Lega Antonella Faggi, secondo la quale il disegno di legge contro l’omotransfobia rischia di sconfinare quello divino, mi fanno pensare che in Italia molti politici non solo si mostrano irrispettosi in materia di diritto civile, ma hanno in testa una grande confusione. Questa confusione gli impedisce di distinguere lo Stato laico da quello confessionale, l’orientamento sessuale dall’identità di genere, ed in generale di capire che il disegno legge persegue oltre i crimini anche i discorsi d’odio a scapito di persone che appartengono ad un determinato gruppo sociale. Questo è molto grave.
Simona. Ricordo perfettamente appena arrivata in Inghilterra, quanto rimasi colpita dall’attenzione che questo paese riserva anche per il linguaggio. Sfortunatamente in Italia ci portiamo addosso il peso di non aver avuto da parte dello stato una vera e propria educazione anche nel modo di esprimerci. Spessissimo nella mia vita in Italia ho sentito amici e conoscenti pronunciare aggettivi pesanti, denigranti ed offensivi, con una leggerezza disarmante. Nascondendosi dietro allo scudo dello scherzo, della battuta, la gente si sente ancora fortemente libera di denigrare le persone diverse da loro, permettendosi pure di dire che impedire ciò equivarrebbe a violare la libertà d’espressione. Niente di più falso e meschino: ognuno è libero di esprimere la propria opinione ma non di offendere né di discriminare. Tra le storie che ci hanno raccontato, mi viene in mente quella che Silvia ha trasformato nel racconto dal titolo ‘Camilla’. L’esperienza che questa giovane donna ha vissuto sulla sua pelle è raccapricciante. Nella fattispecie, questa ingegnera, chiamata a colloquio dalla responsabile delle risorse umane di una grande azienda, è stata letteralmente umiliata e indirettamente minacciata, attraverso delle domande che la discriminano proprio in quanto donna. ‘’Quante volte ti ammalerai?’’, ‘’Sei fidanzata?’’, ‘’Vuoi sposarti?’’, ‘’Vuoi avere dei figli?’’ eccetera. Sottolineando oltretutto che i suoi colleghi uomini sono, in questo senso, un investimento più sicuro. Rimasi senza parole.

Silvia, Simona, grazie per il tempo che ci avete dedicato. Ci salutiamo con un ultima domanda, quella classica e che non può mancare in ogni intervista. Cosa vi augurate per il vostro progetto Tits’ n’ Tales e cosa a livello personale?
Silvia. Ciò che mi auguro è che Tits’ n’ Tales possa rappresentare globalmente uno spazio di cultura, educazione, ascolto e sostegno, in maniera continuativa e duratura. Una comunità attiva, volta al mutuo soccorso, uno strumento di denuncia contro ogni forma di discriminazione e dedicato alla diffusione della diversità come valore imprescindibile. Ed inoltre, che possa essere uno spazio dove artiste ed artisti di tutto il mondo possano esprimersi liberamente, ricevendo la giusta importanza, retribuzione e meritata dignità. Per me stessa, spero che in futuro Tits ‘n’ Tales possa diventare il mio lavoro 24/7 dedicandomi non-stop alla nostra comunità e vederla arricchita di nuove persone, storie e collaborazioni.
Simona. Io e Silvia siamo molto in sintonia su questo progetto, perciò tutto quello che ha detto lo condivido a pieno e mi auguro esattamente lo stesso. Grazie a questo progetto ho anche scoperto la mia passione per l’art direction e mi piacerebbe molto continuare ad aiutare illustratori emergenti ad essere pubblicati sulla nostra piattaforma. A livello personale, mi auguro – riallacciandomi alle parole di Silvia- di potermi dedicare a questo progetto a tempo pieno e di continuare a suscitare nuovi sentimenti attraverso le mie creazioni.

Contatti
Sito: titsntales.co.uk/
Instagram: @titsntales
Facebook: @titsntales

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